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Back in stock - musica Black Metal e Dark estrema
Settimo album per questi veterani del epic power metal!
Comdemned to Suffer was recorded in Croydon UK and mixed by London-based Tide Music Studios. This is our 3rd album, the most personal so far, as no guest musicians participated during recording and lyrics are more mature and complex, mostly reflecting different struggles that we’ve overcomed in the past 5 years as a band. In the melodic death metal genre, we like to add black metal elements to the mix as well to make the music sound a bit darker and intense. We’ve been influenced mostly by death metal pioneers from 90’s but there are also modern elements in our music. We were influenced by the bands like The Carcass, At the Gates and Dissection, so our music can be described as ‘similar’ to these bands with a pinch of modern elements on top. We put great emphasis on this album and worked really hard to make it sound profound and we believe this is the most mature album that we’ve released so far.
In the vein of AT THE GATES, DISSECTION & CARCASS
Numero speciale di Sulphur: una monografia di 30 pagine di STORMLORD
IN LINGUA ITALIANA
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(metalitalia.com) "A differenza di altri misteriosi figuri che oggi popolano le tenebre dell’underground black/death, Lalartu continua a conciliare la suddetta immagine incappucciata con un suono che, per quanto complesso, stratificato e ultraterreno, si guarda bene dallo scadere in forme onanistiche di eccentricità e sperimentazione (basti pensare alla recente prova degli Ævangelist). Musica che si è nutrita abbondantemente delle peggiori nefandezze del catalogo Iron Bonehead e Norma Evangelium Diaboli da un lato e di certi titani degli anni Novanta dall’altro, per un risultato complessivo che, sul filo di una gestualità rituale e contraddittoria, sembra volerci traghettare oltre il nostro spazio-tempo.
Così com’era stato per l’esordio “Kadingir”, anche “ITIMA” si configura quindi come un viaggio, un’opera da assimilare nelle giuste condizioni per riuscire a carpirne il linguaggio espressivo e non smarrirsi nel suo reticolo di pieni/vuoti sensoriali, con i primi dati da esplosioni di blasfemia non troppo distanti da quelle di Wrathprayer, Teitanblood o Beyond e i secondi a manifestarsi grazie a parentesi ambient dal sapore etnico e siderale. Un flusso di coscienza (trattasi di un’unica suite della durata di poco superiore ai quarantacinque minuti) che ci mostra il Nostro camminare sull’orlo dell’Abisso per poi descriverne con dovizia di particolari il tuffo in quel maelstrom ribollente e terrificante, con i riff, le ritmiche e le voci a farsi via via sempre più deformi e votati al culto di antiche divinità che creano e distruggono la vita.