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Back in stock - Extreme Metal and Dark music
In the name of Loki, the Swedish Pagan Black Metal band Mara returns with their 5th Full length album «Sword of Vengeance». Just like their previous albums, the path of Mara is clear since their sound has been developing for a decade now. Straight forward 2nd wave Scandinavian Black Metal entangled in the old lores of Paganism.
“The Eternal Sleep” drags Swedish Death Metal back to its raw, chainsaw snarled roots! Recorded by Tomas Skogsberg at Sunlight Studio and mastered by Dan Swano!
Full coloured cover with white inner jacket + 24paged Booklet & A2 Poster. Limited to 150 copies on 12" Vinyl.
.Third Album, 100 copies black vinyl
estratto da Metal-Italia.com (CLICCA QUI PER RECENSIONE COMPLETA)
Deicide, Morbid Angel e Sinister (o Dead Congregation, volendo citare un gruppo più recente) sono quindi i primi termini di paragone di “The Sixth Hour”, opera che porta a termine il restyling avviato dal precedente “Ritual Theophagy” in un’escalation dai toni barbari e diabolici, allentando e irrigidendo la tensione secondo un gusto sopraffino e un’assoluta padronanza delle dinamiche del songwriting. In effetti, si potrebbe pensare ai dodici episodi della tracklist come a percorsi sonori che – partendo da basi piane – finiscono per arrampicarsi su pareti più ripide e frastagliate, all’insegna di una tecnica messa sempre al servizio della narrazione e lungi dallo scadere nell’onanismo di molti act contemporanei. Proprio come su un “Covenant”, un “Hate” o un “Once Upon the Cross”, ogni brano presenta almeno un riff o una melodia che si imprime a fuoco nella memoria, con esiti che fanno subito pensare al bagaglio old school della formazione lombarda, tra parentesi spaventosamente orecchiabili, digressioni infernali e affondi nel caos organizzato di marca Trey Azagthoth.
Tre quarti d’ora di musica che, dalla hit istantanea “Hail, King of the Jews!” all’epica “I.N.R.I.”, passando per l’omaggio a “Desolate Ways” di “Blessed Are the Wombs That Never Bore”, ci riconsegnano dei Blasphemer all’apice dell’ispirazione e della maturità stilistica, oltre che sancire il primo grande disco death metal dell’anno.